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Comunicato Stampa con preghiera di diffusione.

Fate pervenire a me (Steccherino) il numero delle prenotazione per il pranzo.

Grazie e buon 2009!

 

 

Anche Lamporo parteciperà alla manifestazione “Tratto a tratto. Culture e confronti sulle vie Francigene” che si terrà domenica 25 gennaio 2009.

“L’Associazione Amici della Via Francigena di Vercelli e l’Associazione Europea delle Vie Francigene, in collaborazione con il MEIC di Vercelli, organizzano per un Cammino Ecumenico per coloro che, al di là delle differenze di religione, di cultura o di razza, vogliono intraprendere un Cammino comune verso una possibile integrazione fatta di riconoscimento, accoglienza, accettazione, condivisione. – spiega Federica Pegorin, presidente dell’Associazione Amporium, nata qualche settimana fa proprio a Lamporo, con l’intento di promuovere la Via Francigena in paese e di recuperare la storia e la cultura locale  – Proprio gli Amici della Via Francigena di Vercelli, coi quali siamo in contatto e in stretta amicizia, ci hanno invitato. Sarà un’esperienza davvero significativa!”

Quattro gruppi di pellegrini si metteranno in cammino a piedi partendo da Vercelli, Trino Vercellese, Crescentino e Lamporo e si incontreranno a Lucedio per un momento di preghiera ecumenica. Il programma è davvero interessante: alle ore 11,45 si ipotizza l’incontro dei quattro gruppi di pellegrini; alle 12,00 ci terrà la Preghiera Ecumenica, seguita alle 12,30 dalla visita  guidata all’Abbazia di Lucedio. La mattinata si concluderà, alle 13.30, con il pranzo sempre nei locali di Lucedio.

“La partenza da Lamporo è fissata per le ore 6.30 e il punto di ritrovo sarà sotto il sagrato della parrocchia di san Bernardo – afferma ancora la Pegorin – Si percorrerà a piedi la strada sterrata che porta verso Lucedio Saranno circa 15 chilometri: una bella camminata quindi, sotto il cielo di una fresca alba di gennaio, magari in mezzo alle risaie innevate. Trovo l’iniziativa entusiasmante! A noi si uniranno alcuni membri della Strà d’la Lola di Livorno Ferraris e speriamo di coinvolgere anche alcuni amici della Compagnia Armanàc di Santhià. – E conclude – Chi volesse maggiori informazioni può contattare l’Associazione Amporium al numero 3485662739 oppure scriverci a info@amporium.it. Chi lo desidera può anche seguirci in auto oppure raggiungerci direttamente a Lucedio; se desidera pranzare con noi e i pellegrini giunti dalla provincia, occorre che ci telefoni per la prenotazione entro il 20 di questo mese (20 euro a coperto).”

 

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Il lago invade la pianura

Che sia stata la regina Ippa o una naturale erosione sta di fatto che le acque invasero la pianura con una violenza distruttiva spaventosa ed avanzarono fino ad incontrare il largo letto che scorreva, e scorre, a nord delle colline del Monferrato: quello del Po.

Le colline furono una barriera e una diga per questa massa d’acqua, che, arrivata in quella depressione, deviò e si incanalò verso oriente e si perse nella piana verso l’attuale Lombardia ed Emilia.

Poco alla volta le acque si ritirarono lasciando uno strato di limo, non certo fertile come quello del Nilo. Sabbia e pietre non favoriscono la crescita di vegetali se non dopo molto tempo, cominciando da strutture semplici che diventano poi humus per  organismi più complessi e di maggiori dimensioni.

Ma si trovano ancora tracce di tale cataclisma? Certamente.

Appena sotto allo strato di terreno agricolo delle nostre zone si trovano strati sabbiosi, anche poco consistenti, oppure ghiaia di fiume o argilla.

In alcuni casi si può ancora individuare un percorso preciso per alcuni corsi d’acqua che sono scomparsi.

Proprio nella campagna lamporese si nota uno strano fenomeno: i trattori che lavorano nelle risaie della regione Sesene affondano maggiormente in una striscia di terreno, larga una ventina di metri, che corre quasi parallela alla strada Lamporo – Saluggia dopo il vecchi mulino. Il fondo risulta formato da materiale torboso-sabbioso come se una palude si fosse “asciugata”. Palude che era l’ultimo stadio di un fiume che non aveva più alimentazione per scorrere. Nelle vicinanze vi sono poi dei toponimi, come Gorra e Tremolo, che sono tipici delle terre vicine ai fiumi. Non mancano le teorie che collegano questo fenomeno con il fiume Lino che, in epoche protostoriche, scomparve  diventando ipogeo. I più fantasiosi affermano che passa vicino o meglio sotto all’abbazia di Lucedio ed è il colpevole del fenomeno della Colonna che piange. Restando in silenzio si può sentire il rumore di acqua nelle profondità della terra!! 

 

In questa piana scorreva il fiume Lino?
In questa piana scorreva il fiume Lino?

 

La Regina Ippa

Il grande lago premeva contro le colline e poi un giorno sfondò nella zona più debole e si riversò nella pianura. Quando è successo? Qui dobbiamo passare dalla storia alla leggenda e incontriamo una donna misteriosa. Quasi sempre le figure femminili sono viste in modo molto contraddittorio: sante o streghe.

Vediamo la prima versione, quella positiva: una regina che voleva dare un futuro al suo popolo. Il popolo di Ippa viveva sulle isole del grande lago con poca terra per il pascolo degli animali e difficoltà di collegamento. La Regina pensò di scavare dove la collina era più “sottile” ossia dove orasi trova Mazzè e, nonostante le molte perdite umane, riuscì nell’impresa e il Lago si riversò nella pianura scavando una serie di alvei. Le isole si trasformarono in colline e sette laghi sono quello che resta dell’immensa massa d’acqua. Questa è la storia che preferiamo.

L’altra parla di Ippa come di una strega assatanata mangiatrice di uomini, che si era invaghita di uno schiavo. Il taglio della collina doveva essere l’occasione per creare un incidente e sbarazzarsi dello schiavo che le era venuto a noia. Tanta fatica per così poco? Non sembra una “leggenda” credibile!!

Lo svuotamento delle acque durò molti anni e ora il “taglio dell’istmo” corrisponde con il percorso della Dora prima della centrale idroelettrica.

 

La Dora verso la pianura

La Dora verso la pianura

BUONE FESTE

amporium-natale-2008

L’Associazione culturale di volontariato “Amporium”

nata in questi giorni a Lamporo

augura Buon Feste.

 

 

 

Il Direttivo

 

Federica Pegorin, Presidente
Carlo Marone, Vice-Presidente
Cristina Oletto, Segretario e Collegamento con le Istituzioni

Davide Conti, Tesoriere e Servizi Assistenziali

Marco Serravalle, Creatività e Comunicazione

 

………………………………………………..

 

http://www.amporium.it

info@amporium.it

Il Lamporo e gli Aleramici

La presenza del fiume Amporium nell’alto medioevo farebbe riscrivere una pagina di storia rilevante.

Nel 933  i re longobardi Ugo e Lotario donano al conte Aleramo la corte Auriola nel comitato di Vercelli. 

Nella copia riportata dallo Schiaparelli si legge:

In nomine domini Dei aeterni. Hugo et Lotharius gratia

Dei reges. Noverit omnium fidelium sanctae Dei Ecclesiae nostrorumque presentium scilicet ac futurorum universitas, Ingelbertum comitem dilectumque fidelem | nostrum nostrani postulasse celsitudinem, quatinus cuidam fideli nostro Alledramo comiti quandam cortem que nominatur Auriola, adiacentem in comitatu [Ver” ce]l[e]nse , concedere dignaremur. Cuius petitionibus inclinati,iam dictam cortem cum omnibus rebus inter duo flumina, Amporio I scilicet et Stura, una cum castro et capellis, kasis, massariciis, vineis, campis, pratis, pascuis, silvis, salictis………ripis, rupinis, montibus et vallibus, planiciebrus….

I due fiumi citati sono sempre stati localizzati nella piana a nord del Po.  Il percorso dell’Amporio (oggi Lamporo) inizia a Saluggia e termina nel Sesia – vedi pagina dedicata– mentre la Stura è una roggia che percorre il territorio trinese e sfocia quasi insieme al Lamporo.

Non è qui il caso di disquisire sulla localizzazione della corte Auriola ( Darola, Trino, Montarolo, Montarucco…..) perchè molti storici si sono già scontrati su questo, ma è interessante notare la presenza di monti e valli. Attualmente vi sono solo piccoli rilievi tra la spianata delle risaie: l’uomo ha modificato completamente il paesaggio!

Ma torniamo all’Amporium che doveva nascere dalle colline del Canavese.

Se questo fosse il fiume citato nel diploma del 933 il terreno donato agli Aleramo sarebbe molto più esteso e sarebbero evidenti i monti e le valli.

 

fiumi

 

 

Per la zona Lamporese è molto importante studiare un altro piccolo fiume che usciva dalla depressione ancora evidente sotto a Maglione.

Di questo corso d’acqua parla il prof. Gambari :

– Il  torrente Ampurius, il cui nome deriva dalla latinizzazione di un originario *ambura, derivato dalla base base celtica ambe– “fiume” (glossario di Vienna) e simile al lombardo Lambro, scendeva, ancora in età altomedievale dalle colline di Maglione passando tra Livorno e Bianzè. Il suo letto abbandonato, contenente all’interno frammenti arrotondati di laterizi romani, è stato indagato nei recenti interventi sulla linea Alta Velocità e sull’autostrada Torino-Milano: completamente bonificato e ricoperto da suoli agrari nel medioevo nel tratto superiore, ha lasciato il nome alla roggia Lamporo ed allo stesso comune omonimo, che deriva la denominazione dal fatto di essere sorto sul navilotto medievale (che aveva preso per estensione il nome del fiume/roggia che alimentava, corrispondendo oggi per un buon tratto al Lamporasso) che collegava l’Abbazia di Lucedio al corso della Dora all’altezza di Saluggia, ricongiungendosi con l’Ampurius nei pressi di Leri.-

Nulla da dire sulla prima parte della descrizione, mentre vi sono molte puntualizzazioni da fare sul “navilotto medievale” che attraversa il paese.

Per avvalorare la tesi del prof. Gambari  può essere utile percorrere la strada che collega Maglione a Borgo d’Ale. Sulla destra si apre una gigantesca cava di ghiaia e sabbia, materiali tipicamente fluviali, che non si trovano facilmente nelle zone collinari. 

Nella pianura invece non mancano i depositi alluvionali di materiale lapideo segno della presenza di molti altri paleoalvei, forse anche quello del favoloso – nel senso di favola- fiume Lino.

Il paleoalveo dell’Ampurius tra Cigliano e Leri (ric. dott.. A. Perotto per Soprintendenza Beni Archeologici del Piemonte)
Il paleoalveo dell’Ampurius tra Cigliano e Leri (ric. dott.. A. Perotto per Soprintendenza Beni Archeologici del Piemonte)

 

 

Il lago di Bertignano

Il lago di Bertignano, uno dei residui glaciali presenti nell'eporediese.

Cinque milioni di anni fa tutta la pianura padana era coperta dall’acqua: era un enorme golfo del mare Adriatico. Le attuali strette valli alpine erano come i fiordi nordici nei quali si gettavano enormi cascate generate dai ghiacciai. Col passare dei millenni i fiumi trascinarono una grande quantità di detriti che alzarono il fondo del mare e la pianura, solcata da innumerevoli fiumi, si ricoprì di foreste, con ampie zone paludose e grandi laghi. La lenta trasformazione continua ancora oggi, ma l’azione della natura è diventata quasi secondaria rispetto ai numerosi interventi dell’uomo.

 

Questo preambolo, più divulgativo che scientifico, non è inutile nell’economia della nostra ricerca poiché tutta la storia di Lamporo e del vercellese è condizionata dai corsi d’acqua, naturali e artificiali, che scorrevano e scorrono da nord a sud ma anche da ovest ad est tra i due affluenti del grande Po: la Dora Baltea e il Sesia. Il fiume che ha sconvolto maggiormente le nostre zone non è stato il Po ma la Dora. Un grande lago occupava le valli dietro le colline della Serra e gli emissari percorrevano alcune zone che ora sono diventate delle cave di ghiaia e sabbia. Il paleoalveo più conosciuto è la Valledora tra Cavaglià e Santhià che ha un andamento quasi parallelo al Po. La presenza del grande lago viene messa in dubbio da molti studiosi. Il dott. Falletti di Santhià, esperto di laghi eporediesi, fa notare che il livello dei terreni dietro al fronte del ghiacciaio è più alto della morena frontale e quindi non poteva esserci la completa sommersione.

Nessuno però mette in dubbio la presenza di molti corsi d’acqua in tutta la pianura e, come afferma un altro studioso, Lucio Beccari, esperto di fenomeni erosivi, è difficile trovare ampie zone di terreno senza tracce fluviali, ciottoli o sabbie, anche in posizioni rilevate.